Separazione


La separazione, intesa come procedimento volto a modificare o sospendere lo stato di coniuge e i diritti e i doveri ad esso collegati, può essere giudiziale o consensuale e produce effetti sia nel rapporto tra i coniugi che nei confronti dei figli.

SEPARAZIONE


La Separazione Giudiziale
La separazione giudiziale può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione dei figli.
La separazione si chiede con ricorso al Tribunale ordinario ed è esente da imposta di bollo, di registro a da ogni altra tassa.
I coniugi devono comparire personalmente all’udienza fissata dal Presidente del Tribunale con l’assistenza (obbligatoria) di un difensore.
Il Presidente del Tribunale provvede all’audizione dei coniugi tentando la conciliazione. Spesso il tentativo di conciliazione, anziché portare alla riconciliazione e all’abbandono della domanda, si traduce in un accordo sulle modalità della separazione, comportando la trasformazione della separazione da giudiziale a consensuale.
Se la conciliazione non riesce, il Presidente adotta i provvedimenti temporanei ed urgenti che reputa opportuni, autorizzando i coniugi a vivere separati, attribuendo un assegno di mantenimento a favore del coniuge economicamente più debole che non abbia adeguati redditi propri e decidendo in merito all’affidamento dei figli e all’assegnazione della casa coniugale. Tali provvedimenti possono essere revocati o modificati dal giudice istruttore nella successiva fase giudiziale di primo grado e possono essere oggetto di reclamo dinanzi alla Corte d’Appello.
Nella fase di merito dinanzi al giudice istruttore, vengono acquisiti i mezzi di prova e disposta l’audizione obbligatoria dei figli minori che abbiano compiuto dodici anni e anche di età inferiore se capaci di discernimento.
Il giudice, qualora ne ravvisi l’opportunità e previo consenso delle parti, può rinviare l’adozione dei provvedimenti relativi ai figli per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione familiare per raggiungere un accordo nell’interesse dei coniugi e della prole (art. 155 c.c.). Nel caso in cui venga raggiunto un accordo, occorrerà tornare davanti al tribunale per ottenere l’omologazione degli accordi di separazione.
Qualora, invece, la mediazione non riesca, il giudice dispone l’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i coniugi (salvo il caso in cui reputi questo tipo di affidamento contrario all’interesse del minore); determina i tempi e le modalità della presenza dei figli presso ciascun genitore; fissa la misura e il modo con cui ciascun coniuge deve contribuire al mantenimento, all’istruzione e all’educazione dei figli e adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole. La sentenza definitiva di separazione può essere impugnata dinanzi alla Corte d’Appello.
Gli effetti dello stato di separazione possono venire a cessare in seguito all’’intervenuta riconciliazione, che si manifesta con la volontà espressa o tacita da parte di entrambi i coniugi di ricostituire una comunione materiale e spirituale.


La Separazione Consensuale
La separazione consensuale presuppone il consenso di entrambi i coniugi, si chiede con ricorso al Tribunale ordinario, è esente da imposta di bollo, di registro a da ogni altra tassa, necessita dell’assistenza di un difensore (che può assistere contemporaneamente entrambi i ricorrenti) e acquista efficacia solo con l’omologazione del Tribunale.
Il decreto di omologazione ha la funzione di controllare che gli accordi stabiliti dai coniugi siano conformi agli interessi della prole e della famiglia. Il decreto di omologa può essere oggetto di reclamo dinanzi alla Corte d’Appello, è titolo esecutivo relativamente agli aspetti economici in esso contenuti ed è titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.
Gli accordi stabiliti in sede di separazione consensuale possono essere sempre oggetto di modifica, su richiesta di uno o di entrambi i coniugi, in seguito alla sopravvenienza di giustificati motivi.
La riconciliazione, espressa o tacita, determina la cessazione dello stato di separazione.


La Separazione con richiesta di addebito a carico di uno dei Coniugi
La domanda di addebito deve essere proposta, a pena di inammissibilitĂ , nel ricorso con cui si chiede la separazione o essere contenuta nella comparsa di costituzione del convenuto.
Ciò significa che una volta pronunciata la sentenza di separazione senza addebito, non è più possibile chiedere l’addebito né per fatti sopravvenuti né per fatti anteriori alla separazione ma emersi successivamente.
La pronuncia di addebito presuppone che l’avvenuta violazione, da parte di uno o di entrambi i coniugi, dei doveri coniugali previsti dall’art. 143 c.c. abbia determinato l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza.
L’infedeltà di uno dei coniugi può essere motivo di addebito della separazione solo quando sia stata causa determinante della crisi coniugale e non quando sia stata successiva e/o conseguente ad una crisi coniugale già in atto.
L’addebito della separazione determina l’esclusione, per il coniuge responsabile, del diritto all’assegno di mantenimento e la perdita della qualità di erede, anche legittimario, mentre resta salvo il diritto agli alimenti in caso di bisogno, il diritto alla pensione di reversibilità e ad un assegno vitalizio a carico dell’eredità ove ricorrano i presupposti previsti dalla legge.


La Separazione di fatto
La separazione di fatto, ovvero la cessazione della convivenza per volontà di uno o di entrambi i coniugi al di fuori del procedimento giudiziale, ha l’effetto di sospendere il diritto all’assistenza morale e materiale, ma non produce effetti sull’obbligo di osservanza dei doveri coniugali (come il dovere di fedeltà e di mantenimento del coniuge e dei figli) né determina lo scioglimento del regime di comunione legale tra i coniugi.


Effetti della separazione rispetto ai coniugi
Il passaggio in giudicato della sentenza di separazione o l’omologazione degli accordi di separazione consensuale determina lo scioglimento del regime di comunione legale dei beni fra i coniugi.
Il coniuge al quale non sia stata addebitata la separazione e che non abbia adeguati redditi propri che gli consentano di mantenere lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio, ha diritto, indipendentemente dallo stato di bisogno, ad un assegno di mantenimento a carico dell’altro coniuge. Il diritto al mantenimento non sussiste in caso di addebito ad entrambi i coniugi.
L’assegno di mantenimento può essere corrisposto periodicamente (in tal caso è deducibile fiscalmente e può essere soggetto a successiva revisione) o in un’unica soluzione (in tal caso non è deducibile né rivedibile).
Il coniuge che versi in stato di bisogno ha diritto ad un assegno alimentare anche quando gli sia stata addebitata la separazione.


Effetti della Separazione rispetto ai Figli

AFFIDAMENTO CONDIVISO
A seguito della Legge n. 54/2006, in caso di separazione o divorzio la regola è quella dell’affidamento condiviso dei figli minori ad entrambi i coniugi. Affidamento condiviso non significa che il figlio debba convivere per periodi alterni equivalenti con ciascuno dei genitori, ma che ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascun genitore, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.
Per conseguire questa finalità, il legislatore ha disposto che anche quando sia previsto il collocamento prevalente presso uno dei due genitori, la potestà sul minore spetti ad entrambi i coniugi, i quali devono decidere congiuntamente le questioni di maggiore interesse per i figli (istruzione, educazione e salute) tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente.

AFFIDAMENTO ESCLUSIVO
L’affidamento esclusivo ad uno dei due genitori rappresenta l’eccezione e può essere deciso solo di comune accordo tra le parti o essere disposto dal giudice qualora sussista il rischio di un pregiudizio all’interesse del minore (come, ad esempio, in caso di abuso o di totale inadempienza all’obbligo di mantenimento dei figli e di discontinuo esercizio del diritto di visita, ecc.).

OBBLIGO DI MANTENIMENTO
Salvo diversi accordi tra le parti, entrambi i genitori devono provvedere al mantenimento dei figli minori e dei figli maggiorenni che non abbiano ancora raggiunto senza loro colpa l’indipendenza economica o che siano portatori di handicap, in misura proporzionale al loro reddito.
Il giudice può disporre a carico del genitore non convivente un assegno periodico a favore del minore, il cui ammontare è calcolato tenendo conto delle esigenze del figlio, del tenore di vita goduto dal figlio prima della separazione, dei tempi di permanenza presso ciascun genitore, delle risorse economiche di entrambi i genitori e della valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
L'assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice.
Ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi.
I genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli, l'attribuzione dell'esercizio della potestĂ  su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalitĂ  del contributo, qualora sopravvengano giustificati motivi.

ASSEGNAZIONE DELLA CASA FAMILIARE
L’assegnazione della casa familiare può essere concordata tra le parti o disposta dal giudice a tutela dell’interesse dei figli a rimanere nel luogo dove la famiglia conviveva stabilmente.
Il diritto del coniuge all’assegnazione della casa familiare prescinde dal titolo di proprietà dell’abitazione e presuppone l’affidamento dei figli minori o la convivenza con i figli maggiorenni non indipendenti economicamente o portatori di handicap.
Esso non può essere subordinato al pagamento di un canone da parte dell’assegnatario né essere detratto dall’ammontare dell’assegno di mantenimento.
Il provvedimento di assegnazione è trascrivibile e opponibile ai terzi, dà diritto alla successione nel contratto di locazione o nel contratto di comodato concesso per ragioni familiari, e comporta l’obbligo del coniuge assegnatario di provvedere al pagamento delle spese ordinarie e condominiali (le spese straordinarie e l’ICI, invece, restano a carico del proprietario dell’immobile).
Il diritto di godimento della casa familiare viene meno solo nel caso in cui l'assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio.